Il mio nuovo attrezzo androidiano

Da un paio di mesi sono un felice (e fortunato) possessore del Samsung Galaxy S3. Non ho parole per descrivere questo smartphone, è semplicemente perfetto sotto ogni punto di vista. Appena uscii qualche mese fa ero scettico per via delle dimensioni del display. Quei 4,8 pollici mi sembravano esagerati per un semplice smartphone, me lo facevano paragonare in continuazione a un piccolo tablet. La folgorazione avvenne appena lo vidi per la prima volta dal vivo.

Android indubbiamente ha fatto un passo avanti enorme con la nuova serie 4 del suo sistema operativo. ICS è molto reattivo e migliorato rispetto a Gingerbread, ora attendo solo che arrivi (spero a giorni) Jelly Bean e il suo “project butter” per rendere ancora migliore il mio S3. In realtà è questa l’unica nota dolente. Samsung gestisce gli aggiornamenti via OTA un po’ come le pare e tutti gli utenti italiani sono in attesa che si decida a distribuire l’upgrade anche in Italia, dopo aver fatto il primo test in Polonia e iniziato ufficialmente il roll-out in Asia. Non mi resta che attendere, intanto mi godo il mio piccolo/grande Androide.


Basta poco…

Basta poco.
Bastano due parole di incoraggiamento e già senti che qualcosa sta cambiando. È come se ingerissi una dose di una qualche sostanza che ti fa sentire bene. Anche se quello che butti giù in realtà non è altro che una ventata di aria positiva, soltanto aria. Dai, un bel respiro.
E tutto diventa più semplice, quasi facile, e quegli ostacoli che vedevi davanti a te si fanno sempre più piccoli. Non dico che scompaiono, questo no, ma appaiono più alla tua portata.
Basta poco.
Basta saper ascoltare, e pensare che non siano solo parole.
Perché chi le ha pronunciate credeva in quel che diceva. Cercava di infondere in te quella convinzione e quella consapevolezza che sono nascosti da qualche parte, e faticano ad imporsi. Basta fare un passo avanti e dire “io ci sono, sono qui” e quel passo non deve essere per forza palesato davanti a tutti, può restare anche nascosto, basta che venga fatto.
E non meravigliamoci che due semplici parole possono fare così bene, perché in fondo, basta poco.


Si torna e si va….

Dopo un po’ di tempo, tanto tempo, torno a scrivere qualcosa sul mio spazio. Due mesi sono passati, il mio amore per il mondo Linux e open-source no. Il problema è trovare il tempo per seguire l’evoluzione di questo mondo, che ultimamente si è un po’ fermata a dire il vero, schiacciata com’è dai tablet e dagli smartphone.

L’interesse di molte persone si è spostata decisamente su questo campo, ormai la corsa all’ultimo Androide o all’ultima Mela si è fatta sempre più serrata. Però il mondo Linux ha sempre quel fascino, almeno nei miei confronti, che me ne ha fatto innamorare 6 anni fa ormai. Seguo ancora adesso con passione le evoluzioni della mia distro del cuore, Mandriva, ormai stretta in un angolo dai nuovi finanziatori russi che ancora adesso non si è capito se hanno interesse a farla rinascere o ad affossarla definitivamente. Vedremo, solo il tempo ci farà sapere. Intanto per il 30 aprile è fissata un’assemblea (l’ennesima!?) dei soci Mandriva SA che dovrebbe sbloccare qualcosa, anche se a dire il vero un po’ ci ho perso le speranze.

Ma è anche questo il bello che differenzia la “mia distro” da tutte le altre. Mai una certezza a livello burocratico e societario, ma comunque un prodotto che si adatta splendidamente alle mie esigenze davanti a un pc. Molto scartano a priori Mandriva per favorire altre distro più quotate (Ubuntu, Suse, Fedora), ma non sanno cosa si perdono! E forse il detto pochi ma buoni si adatta molto bene all’utenza italiana Mandriva, anche se a forza di andare avanti in questa maniera, rimarremo davvero quattro gatti!


Steve Jobs ci ha salutati

24/02/1955 – 05/10/2011

La notizia ha fatto il giro del mondo. Ha toccato tutti, ha commosso alcuni, ha lasciato indifferenti forse tante persone. In un momento storico in cui molte cose stanno cambiando in questo mondo e in cui, soprattutto in Italia, viviamo una crisi economica forse senza precedenti, la notizia della morte di Steve Jobs pone di fatto fine ad un’epoca nel mondo informatico e della tecnologia. Almeno per come ce l’hanno sempre venduta Steve Jobs e la sua Apple.

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Wikipedia Italia sciopera

E’ di ieri la notizia che Wikipedia Italia si è autosospesa (leggasi oscurata) per protestare contro il DDL “Intercettazioni” che in questi giorni è all’esame del governo italiano. Più precisamente il comma 29 di questo decreto legge stabilisce che chi ha un blog/sito, ha l’obbligo di rettifica entro 48 ore di qualsiasi affermazione che un terzo reputa arbitrariamente lesiva, senza nessun pronunciamento di nessuna corte o tribunale. Con questo si può capire che, soprattutto per Wikipedia, ma anche per le centinaia di blog italiani, la gestione delle informazioni che circolano in rete diventa quasi impossibile da gestire. Dato che ognuno adesso può ritenere non gradita una notizia e ne può chiedere “l’aggiustamento” come meglio gli aggrada.

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Addio ai REM: un pezzo di colonna sonora della mia vita

La notizia è fresca fresca. L’ho appena “rubata” a Twitter e ci sono rimasto un pochino male, ma forse, in un certo senso me l’aspettavo anche prima o poi. I REM hanno detto basta e forse anche loro l’avevano capito già durante l’ultimo tour. 31 anni di lavoro insieme per il fantastico TRIO (Mike, Michael e Peter), anni che mi hanno dato tantissimi capolavori. Uno su tutti “Losing my religion“, colonna sonora immortale della mia generazione cresciuta negli anni 90, colonna sonora delle tante feste fatte, delle ubriacature, delle amicizie. “Man on the moon” e “Everybody hurts” mi hanno fatto commuovere e lo fanno tutt’ora. “Supernatural Superserious” ha sancito la fine da grandi dei REM (almeno secondo me), ma rimane sempre una gran bella canzone. Pensare che nel loro tour a metà degli anni 90 avevano anche 3 “gruppetti” spalla che aprivano i loro concerti. Oasis, Radiohead e Blur. Roba da niente insomma.

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Fatelo scendere… come al solito immenso Gramellini

Come già avevo fatto un’altra volta vi voglio riportare l’editoriale completo che Gramellini sulla Stampa. Adoro questo giornalista che con poche semplici parole riesce perfettamente ad inquadrare il fatto del giorno… e oggi si parla di… ma che ve lo dico a fare!

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